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Production Manager - Intervista a Giuseppe Mauro

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  • Mercoledì 07 Luglio 2010 09:13
 
Continuiamo a parlare di industria farmaceutica e in particolare del reparto produzione. Ad illustrarci la professione di Production Manager sarà oggi il dottor Giuseppe Mauro, brillante laureato in CTF presso la Sapienza e oggi responsabile di produzione del reparto iniettabili alla Zambon spa farmaceutici (www.zambon-ch.ch/).
 
 
In cosa consiste esattamente il suo lavoro?
Il responsabile di produzione si occupa della gestione di un reparto, dagli operatori alle macchine alle spese relative al mantenimento, deve assicurare che venga rispettato il volume di produzione atteso e che non vengano violati gli standard qualità e di sicurezza. In aggiunta c’è la complessità relativa alla tipologia della produzione per uso iniettabile, lavorando prodotti sterili (fiale, e flaconi liofilizzati) che devono rispettare gli standard di qualità più elevati.
 
Qual è stato l'iter seguito per arrivare a questo ruolo?
Dopo la laurea ho iniziato in quella che si chiamava Scherer, ed ero nel laboratorio di sviluppo. La Scherer (ora Catalent) produce capsule di gelatina molle, all'interno delle quali viene direttamente iniettato il farmaco o il dietetico da incapsulare. Il lavoro del laboratorio di sviluppo è essenzialmente quello di valutare la compatibilità tra farmaco e rivestimento. All'interno della stessa azienda mi sono poi occupato di confezionamento e dopo poco tempo mi sono trasferito alla Pfizer. In quest'ultima azienda inizialmente lavoravo nell'ambito del Quality assurance, seguivo tutto ciò che è inerente alla qualità di tutta l'azienda dalle procedure alla gestione della documentazione della produzione, addestramento degli operatori e revisione dei sistemi di qualità. Si controllava la metodica con cui lo stabilimento assicura che ogni prodotto rispetti tutte le norme di buona fabbricazione. Il laboratorio del controllo qualità, infatti, controlla il prodotto a campione e in maniera random in ogni lotto. E' quindi fondamentale che il quality assurance “assicuri” la conformità di ogni singola compressa prodotta e operi un monitoraggio continuo dei processi produttivi. A questo punto ho iniziato a dare alla mia carriera un'impronta un più gestionale, dal momento che mi sono spostato al settore del supporto tecnico del reparto produzione ed ho iniziato ad avere un gruppo di persone da coordinare. L'ultimo incarico che ho ricoperto in Pfizer è stato quello di responsabile di produzione, posizione che ho mantenuto al momento del passaggio alla Zambon.
 
Il suo non è uno degli sbocchi più comuni del corso di laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche, era il suo obiettivo già durante gli studi?
Gli impianti dell'industria farmaceutica mi hanno sempre affascinato, quindi il mio percorso è stato un avvicinamento graduale agli impianti. Durante il corso di laurea non pensavo di certo alla posizione di responsabile di produzione, ma lavorando in azienda ho scoperto che mi interessava molto la parte gestionale.
 
Quali ostacoli ha incontrato all'inizio della sua carriera? Gli ostacoli si trovano sempre. Anche adesso il mio non è un ruolo che me ne tiene lontano. Quando poi si cambia area o tipo di lavoro gli ostacoli si va proprio a cercarli, se invece si raggiunge una determinata posizione all'interno di un'azienda e si mantiene i problemi tendono a diradarsi, a meno che non cambi l'intorno o il vertice aziendale. Tutto dipende dalla propria indole e dalle proprie esigenze: io senza ostacoli mi annoio. Le difficoltà iniziali possono comunque essere rappresentate dalla novità dell'ambiente. Bisogna imparare a conoscere la realtà aziendale e le regole che la disciplinano. Tutto è più semplice se, come me, si proviene da un laboratorio di tesi già abbastanza disciplinato, che fornisce già delle buone basi. L'azienda è una sorta di microcosmo autoregolato, con delle dinamiche relazionali che si imparano con il tempo, quindi un'altra delle difficoltà può venire dal rapporto con i colleghi.
 
Quali caratteristiche occorrono per svolgere la sua professione?
E' molto importante essere pazienti e poco ansiosi, perchè l'imprevisto è all'ordine del giorno. Dovendo coordinare il lavoro di diverse persone che che svolgono operazioni complesse, bisogna mettere in conto eventi che vanno dall'infortunio ai lotti di prodotti che presentano problemi, fino ad errori procedurali. Nell'ambito delle produzioni sterili c'è inoltre l'impegno nell'addestramento degli operatori, l'attenzione al microbiologico e all'estrema facilità di contaminazione sulla linea. L'eterogeneità dei gruppi di lavoro richiede poi la diplomazia e la capacità relazionale di cui parlavo anche prima.
 
La parte più bella di questa professione?
La negoziazione. Le diverse relazioni che si instaurano ogni giorno, dal momento che la produzione ha una rete di relazioni interne ma anche un net di contatti con le altre aree aziendali, non sempre facile da gestire. La produzione offre inoltre la possibilità di potere conoscere tutti gli aspetti della realtà farmaceutica tramite ad esempio lo scambio con stabilimenti affini, e che hanno metodologie e impianti di tipo più o meno innovativo.
 
Mi sembra di intuire che sia un lavoro al passo con i tempi...
Si, tantissimo. Il mondo dell'industria farmaceutica è in continua evoluzione. I farmaci sono sempre da migliorare sia nel loro aspetto molecolare che di tecnologia, di conseguenza soprattutto il reparto produzione si evolve attraverso questi cambiamenti. Ci sono forse delocalizzazioni e spostamenti delle produzioni di alcune grandi aziende, ma anche questo mi sembra molto in linea con i nostri tempi. E' indubbio che bisogna essere pronti al cambiamento e allo spostamento: i ruoli nella loro denominazione rimangono invariati ma non nei loro contenuti.
 
Cosa consiglia ai giovani che vogliano intraprendere questa carriera?
Cercare di avere il maggior numero di contatti possibile con le aziende, per capire come si lavora e che cosa realmente si può fare in un'industria prima della laurea. Guardare anche agli altri reparti e non rimanere focalizzati solo su quello che si fa. Se l'unico modo per entrare in un'azienda è transitare da un reparto poco affine alle proprie inclinazioni può anche andar bene, purchè si tratti solo di un transito, accompagnato da tanta tenacia e capacità di chiedere un cambiamento verso i ruoli che costituiscono il proprio obiettivo lavorativo.