Clinical Research Associate - Intervista a Francesca del Piano
Il CRA è una figura che si colloca nella fase di sperimentazione dei farmaci, alla quale lo “sponsor”, ovvero l'azienda farmaceutica, affida lo svolgimento e il monitoraggio di uno studio riguardante l'utilizzo clinico delle proprie specialità farmaceutiche. Il CRA quindi segue la sperimentazione collaborando con i medici impegnati nello studio e riferendone l'andamento all'azienda.
Dottoressa Del Piano, quando ha iniziato a svolgere la professione di CRA?
Lavoro per Icon Clinical research che è una società di sperimentazione clinica che gestisce le sperimentazioni per conto di sponsor farmaceutici, con sede centrale a Dublino e diverse filiali in quasi tutto il mondo. Ho iniziato a lavorare per questa società nel maggio del 2006 come clinical research associate (CRA). Prima ho lavorato per qualche mese per un'altra azienda in qualità di CTA, cioè come clinical trial administrator, proprio perchè non avevo alcuna esperienza nel campo della sperimentazione clinica e quindi ho lavorato in affiancamento ad un CRA con più esperienza, in modo da comprendere meglio la dinamica del lavoro. Dopo questo breve periodo si è aperta una posizione in Icon, che in quel momento stava aprendo la sua sede italiana a Milano. Sono stata contattata per fare un colloquio e sono diventata il “numero 8” della società, eravamo veramente in pochi! Adesso siamo più di 160, una grande crescita, dovuta in parte all'aumento dei controlli da parte del Ministero della Salute sulle sperimentazioni cliniche.
Come è arrivata alla decisione di svolgere questo lavoro?
E' stata una scelta casuale, perchè ero appena laureata ed in cerca di un lavoro, con le idee poco chiare come quasi tutti, credo. Ho inviato un po' di curriculum ad aziende e siti appositamente realizzati e specializzati nel settore farmaceutico e dopo poco tempo è arrivata la chiamata per il primo impiego. Poi una volta entrata nei meccanismi di questo tipo di lavoro sono stata conquistata dalla sperimentazione clinica. Il primo periodo in Icon è stato molto particolare, perchè ho trascorso un mese in Germania, per seguire uno studio che aveva il management in quel paese. Lì ho fatto i primi training e sono stata messa al corrente dei dettagli del lavoro che in seguito avrei svolto per l'azienda. Una volta tornata in Italia ho iniziato a seguire diversi studi, in questi anni di lavoro ho portato a termine circa nove studi e attualmente sto seguendo un progetto molto importante nel settore cardiovascolare, che coinvolge 12500 pazienti in tutto il mondo.
Ha incontrato degli ostacoli all'inizio della sua carriera?
L'ostacolo principale, soprattutto all'inizio, riguarda l'abitudine al tipo stesso di lavoro, per cui è necessaria una grande flessibilità che spesso va a tuo discapito in termini di ore di lavoro. Non abbiamo il cartellino da timbrare proprio perchè a volte è necessario trattenersi nei centri in cui viene condotta la sperimentazione ed essere reperibili e disponibli per qualsiasi emergenza del centro stesso. La difficoltà maggiore, soprattutto all'inizio, sta quindi nell'organizzazione e nel time management. Le scadenze sono il primo obiettivo del CRA, e di conseguenza è necessario pianificare tutte le attività lavorative in modo tale da riuscire a rispettarle.
Non sempre poi i rapporti con i centri sono facili, anzi non è inusuale che si creino delle tensioni con i medici, quindi servono calma e diplomazia per superare l'ostacolo e permettere lo svolgimento dello studio nella massima serenità. Bisogna sapere essere tranquilli e professionali quando si affrontano situazioni problematiche.
Esistono dei requisiti fondamentali che bisogna possedere per essere un buon CRA?
Quello del CRA è un lavoro che ti porta spesso in viaggio, tutto dipende dal luogo dello studio e dalla frequenza dei monitoraggi, che generalmente sono circa sei o sette al mese. Quindi si viaggia per circa il 60 – 70 % del tempo. Dal momento che si gestiscono studi internazionali, bisogna avere una ottima conoscenza dell'inglese sia scritto che parlato, per seguire al meglio le comunicazioni interne allo studio (e-mail, videoconferenze, seminari) e per gestire i rapporti con i project manager, spesso stranieri. Quindi flessibilità, voglia di viaggiare e conoscenza dell'inglese sono requisiti fondamentali per iniziare bene, poi conoscendo meglio la professione si scoprono diversi aspetti che si “assimilano” in maniera naturale con l'esperienza.
Quale aspetto della sua professione la affascina maggiormente?
I monitoraggi senza dubbio, perchè mi piace molto il rapporto che si crea con i medici coinvolti nello studio. Il raggiungimento di un clima di collaborazione e sostegno reciproco è segno che lo studio sta avanzando bene e che stai facendo un buon lavoro. L'attività del monitor a volte viene infatti confusa con quella di un controllore pronto a segnalare solo gli errori. Il CRA invece deve essere piuttosto percepito come un punto di riferimento interno allo studio, che da un lato fornisce le regole, ma anche il supporto giusto perchè le procedure vengano seguite al meglio.
Dopo quattro anni di lavoro le sue aspettative si sono realizzate?
Direi di sì, adesso sono “senior”, quindi potrei anche aspirare a diventare project leader a breve. E' un ruolo difficile da raggiungere e svolgere, perchè richiede un contatto diretto con lo sponsor farmaceutico e fa sì che tu stesso diventi un punto di riferimento per i CRA più giovani, bello ma impegnativo. Adesso Icon, che è sempre attenta allo sviluppo e alla crescita professionale dei suoi dipendenti, ha creato un dipartimento che si occupa proprio del personale più giovane. A cadenza mensile organizziamo degli incontri one-to-one in cui si discutono le difficoltà che i monitor possono incontrare nello svolgimento dei loro primi studi, in base ai quali si prova a migliorare le loro condizioni lavorative e si fornisce il giusto supporto.
Mi sembra di capire quindi che sia una professione molto adatta ai giovani...
Sì, è un lavoro che consiglio a tutte le persone che hanno i requisiti di cui parlavamo prima. Anche se non dovesse poi trasformarsi nella professione definitiva, è comunque un'esperienza molto formativa, utile a crescere in ambito lavorativo ma anche nella quotidianità, perchè fornisce strumenti utili e spendibili anche in altre situazioni.
Quale consiglio darebbe ai giovani laureati che vogliono intraprendere la sua professione?
La prima sensazione che questo lavoro dà è quella che sia impossibile da portare avanti. Quindi un consiglio è quello di non darsi per vinti, mantenere la calma e organizzare il lavoro utilizzando diversi metodi, assegnando ad ogni attività il giusto tempo. A quel punto si può iniziare a respirare e a godersi un lavoro molto bello e pieno di gratificazioni.













